Wardian case la cassetta magica di Ward

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Ci sono testi che raccontano la storia della flora, quella dei viaggi botanici che  indicano le Wardian cases come momento del “prima e del dopo”, ossia come momento nel quale i confini del mondo botanico sono stati definitivamente abbattuti.

La Wardian case, la scatola di vetro del dottor Ward, è stata l’invenzione che ha cambiato paesaggi, coltivazioni, produzioni, giardini, collezioni botaniche di tutto il mondo perché questi box trasparenti hanno permesso il trasporto delle piante da un continente all’altro a metà del XIX secolo.

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Una scoperta quasi casuale è quello che ha dato la possibilità a Ward, dottore londinese con la passione per le felci, di inventare queste magiche cassette trasparenti che hanno solcato i mari per mesi portando flore da un continente all’altro.

Questa è la storia della scatola di Ward e del suo inventore.

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Nathaniel Bagshaw Ward nacque a Londra nel 1791, figlio di un medico chirurgo, di lui si sa poco sennonché a tredici anni, convinto di intraprendere la carriera in marina, fu imbarcato in un viaggio per le isole caraibiche.

La flora tropicale ebbe la meglio sulla vita militare e il giovane Nathaniel decise di seguire la scia del padre e diventò medico. Un medico però con la passione per la botanica e in particolare per la flora esotica, quella delle grandi foglie delle felci, delle palme e delle superfici ricoperte di teneri muschi.

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Si racconta che era un uomo mite, uno studioso, probabilmente dal carattere timido ma dall’osservazione acuta, così ci racconta Michael Tyler Whittle nel suo I cacciatori di piante.

Ward aveva la sua abitazione e il suo studio a Londra, a Wellclose Square nell’est End della città. Qui nel suo piccolo giardino il medico si dedicava alla sua passione, la botanica, costruendo un erbario di oltre 25000 specie e praticando il giardinaggio, attività avvolta nella nebbia pesante dei dockland londinesi. Una coltre densa avvolgeva la città, fumi derivati principalmente dalla combustione del carbone e dall’acido solforico, tanto che nel 1905 fu coniato il termine smog da smokey fog, parola che usiamo ancora oggi.

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Ward sognava di realizzare un muro interamente ricoperto di felci e muschi in questo piccolo angolo di campagna in città dal sapore romantico, un’impresa ardua per l’inquinamento dell’aria. Costruì la struttura alimentata con un tubo forato posto sulla sommità del muro di pietra. L’acqua cadeva sulla composizione di Polypodium vulgare, Athyrium Filax foemina, Asplenium trichomanese e altre felci insieme a muschi che provenivano dai boschi intorno a Londra e a fioriture di primule e acetosella. Una specie di giardino verticale ante litteram.

Ma l’inquinamento fu inesorabile per questa flora e Ward si rifugiò nei suoi studi di entomologo urbano.

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Una mattina del 1829 il nostro medico salvò una pupa di lepidottero (la “sfinge” quella del Silenzio degli innocenti tanto per capirci) dall’ambiente inquinato del suo giardino e la mise dentro un barattolo con un po’ di terriccio ammuffito sul fondo. Chiuse il barattolo ermeticamente e se lo dimenticò su una mensola. La bestiola non aprì le ali ma dalla melma in fondo al barattolo sbucarono un filo d’erba e una piccola felce.

Che cosa era accaduto?

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Ward, acuto osservatore, si era reso conto che nel suo barattolo, lo strato di terriccio, durante le ore più calde della giornata, emetteva umidità che si condensava sul vetro, per poi ricadere sulla superficie del terreno mantenendo questo sempre umido. In questa condizione una spora di felce e un seme di erba si erano trovati in uno stato di aria perfettamente priva di smog,  quindi in grado di germinare e di crescere in modo rigoglioso.

Voi direte ma i giardinieri che coltivavano nelle serre non si erano accorti di ciò, ossia di questo ciclo d’interazione tra temperatura e umidità? Si certo, ma la scoperta di Ward era importante perché il suo processo era in ambiente ermetico, privo di qualsiasi interazione con l’aria esterna.

Il medico osservò la crescita delle due piantine per quattro anni finché il coperchio del barattolo si arrugginì ed entrò l’aria inquinata insieme all’acqua rovinando così le piante.

Il problema era quindi la tenuta stagna di questi contenitori che fino a quel momento facevano penetrare le impurità dell’aria provocando danni alle piante. Il microclima così creato era terso e uniforme nella sua composizione, uno stato di equilibrio atmosferico ideale per la respirazione delle piante.

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Ward eseguì altri esperimenti facendo costruire delle cassette in vetro e legno che dislocò in tutta casa, dai davanzali delle finestre fino al tetto, dal salotto al giardino, insomma in tutte le esposizioni possibili. Il nostro inventore fece addirittura costruire una serra di 2,4 mq prendendo come modello la finestra della Tintern Abbey, riempiendola poi di cinquanta specie differenti di piante. Il legno usato per questi contenitori-serra doveva essere un legno duro e ben stagionato, insomma capace di reggere gli sbalzi termici e quindi garantire la sigillatura della cassa.

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Nel 1833 il dottor Ward tenne una relazione sui risultati dei suoi esperimenti alla Linnean Society, un’organizzazione scientifica di cui faceva parte, e nel 1834 fu pubblicato il primo articolo nel popolare Gardener’s Magazine.

Nel frattempo ,per testare il suo terrarium, il dottore prese contatto con la Loddiges Nursery che a quel tempo finanziava le spedizioni per la scoperta di nuove piante. Fino ad allora le piante avevano poche chance di attraversare i mari vive, perché morivano per la mancanza di luce, se tenute nella stiva, o bruciate dal sole e dalla salsedine o dal freddo, se tenute sul ponte.

Fu così che iniziò il secondo esperimento; Ward spedì in Australia nel 1833 due casse progettate da lui piene di felci native dell’Inghilterra e dopo sei mesi il carico botanico approdò nel porto di Sydney con tutte le piante vive. Le casse furono così svuotate e pulite perfettamente e poi riempite con piante australiane che non erano mai riuscite a essere esportate nel vecchio continente. Nel febbraio del 1835 il viaggio di ritorno ebbe inizio, questa volta durato otto mesi superando Capo Horn nella tempesta, un viaggio fatto sotto la neve e con di temperature da -7 a 49°C.

E anche questo viaggio fu un successo. Ward pubblicò subito un piccolo scritto “The growth if Plants without open exposure to the Air” nel quale descriveva il suo terrarium e nel 1842 uscì finalmente il suo libro “On the Growth of Plants in Closely Glazed Cases”. Fu così che il problema del trasporto delle piante fu risolto e le cassette di Ward furono usate dai tanti grandi esploratori, come Joseph Hooker che spedì alberi dalla Terra del Fuoco al Kew Gardens.

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Ward non diventò mai ricco con la sua invenzione, era un uomo di scienza che cercava solo la stima e la considerazione scientifica degli studiosi, ma la sua Wardian case trasformò le case vittoriane degli aristocratici e dei ricchi borghesi con le cases diventate ormai oggetti di arredo nelle quale far crescere le piante esotiche più difficili.

Nel 1854 Nathaniel Ward espose poi la sua scoperta alla Royal Society al Chelsea Physic Garden, entrando finalmente nella storia, ma già da vent’anni le sue cassette solcavano i mari costruendo un nuovo commercio.

Scoppiò la moda, quella che riempì le case vittoriane di queste serre colme di felci e orchidee, serre che si trasformarono anche in terrari per insetti, ragni e piccoli rettili, in acquari, tutte meravigliose teche in stile neogotico, o tavolini da salotto trasformati in contenitori, vasi di varie forme riempiti di morbide foglie, insomma una grande produzione di arredi per un botanico domestico.

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Ward ebbe infine l’onore di avere un muschio africano chiamato con il suo nome, Wardia e continuò a studiare fino alla morte nella sua Londra, ma cambiò casa: andò a vivere nel Sud Est della città, a Clapham Rise, in una casa che chiamò “The Ferns” dove visse fino al 1868.

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le jardin du transit – Brassage culturel, gli schizzi di Raymond Sarti per la bellissima mostra del Jardin Planétaire di Gilles Clément al Parc de la Villette a Parigi che si è tenuta nel 2000

E dopo cosa successe?

Questa piccola scoperta fu una vera e propria rivoluzione epocale, con ricadute sull’economia mondiale per l’arrivo delle piante esotiche.

Gli esploratori si servirono da subito delle cassette di Ward e se nella regione di Assam si produce oggi uno dei migliori tè del mondo, si deve a questa scoperta che permise il trasporto di 13000 piante del tè da Shanghai in India, mettendo così fine al monopolio cinese del tè dopo la guerra dell’oppio.

I semi dell’albero della gomma, lHevea brasiliensis  furono portati da Parà in Amazzonia al Kew Gardens, dove germogliarono e da qui rispedite le piccole piante, sempre nelle famose cassette, in Malesia e nello Sri Lanka dove gli inglesi impiantarono l’industria della gomma.

Una piccola, magica cassetta che ha cambiato parte dell’economia del mondo che si stava affacciando alla modernità.

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