NEI PAESAGGI DI BLADE RUNNER 2049

blade runner 2049

Era il 1982, nei primi anni dei miei studi di architettura quando uscì Blade Runner.

Forse non avevo ancora capito se l’architettura faceva per me, non ero ancora toccata dal fuoco sacro come tanti miei giovani colleghi, ero diligente, disegnavo moltissimo e per me gli alberi non avevano nome. Ma ero incantata dalla fantascienza e da Elton John. Il paesaggio, il giardino, che ad un certo punto del mio corso di studi sarebbero arrivati, erano da me visti come sfondi alla vita, ai miei studi di arte, insomma erano in situazioni più o meno inanimate e statiche, di “quadro”, come del resto per la maggior parte delle persone ancora oggi.

Ma il futuro, quello si che era davanti a me, un lungo e auspicabile infinito futuro. Philip Dick morì proprio in quell’anno, mentre i suoi androidi del romanzo del 1968 Ma gli androidi sognano pecore elettriche? venivano alla luce dentro la pellicola di Ridley Scott.

Era iniziato da un po’ il Postmodern che avrebbe trasformato la musica, la letteratura, il cinema, la moda e soprattutto l’architettura.

Ed eccoci nel 1982 immersi in Blade Runner.

Il paesaggio di Blade Runner aveva come fondo soprattutto un paesaggio urbano, un fumoso scuro, caotico affascinante paesaggio fatto di grattacieli e tante luci con marciapiedi umidi avvolti da fumi tossici e tante persone disperate; chi può scappa dalla Terra per andare nelle colonie dell’Extramondo. L’anno è il 2019 e siamo a Los Angeles. Dick invece ambientò il suo racconto a San Francisco.

Una natura urbana fatta di acqua sporca, folle di etnie diverse che corrono nelle strade, nessun vegetale, niente erbacce o alberi stradali, un paesaggio fatto esclusivamente di cemento, asfalto e acciaio. E fumi tossici. E pioggia.

Sfrecciano le auto sollevate da terra mentre i display illuminano il buio che accompagna tutto il trascorrere del giorno/notte di questa città.

blade runner 2049

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Si mangia street food asiatico  per strada e si sorseggia whisky dentro bicchieri di cristallo che sembrano piccoli ghiacciai contorti. Il protagonista vive dentro una casa avvolta tutta da piastrelle di cemento che si ispirano a quelle che ancora oggi ricoprono ossessivamente interni ed esterni della Ennis House di Frank Lloyd Wright a Los Angeles, famosa architettura del 1924.

Un paesaggio tutto urbano nel quale si mescolano fortemente stili ed elementi del passato, dalle piramidi azteche a sarcofagi egizi, questi ultimi oggetti urbani mescolati tra la folla, a scale in ghisa di stile coloniale, a pezzi di arredamento art decò disseminati negli interni del film, a display immensi nei quali immagini di geishe cantano come una nenia la canzone Ogi No Mato e marchi luminosi ti ricordano con chi devi assolutamente volare.

blade runner

blade runner

blade runner 2049
la cucina
ennis house
La Ennis House
ennis house
le piastrelle decorative della Ennis House

 

Un paesaggio cupo, feroce ma frenetico, incessante come la pioggia acida che cade sulle persone, o meglio sugli androidi, i quali si coprono con spolverini di plastica trasparenti, gli stessi oggi della collezione per l’estate 2018 di Chanel e sempre gli stessi citati anche nel nuovo episodio di Blade Runner.

Ma il lieto fine è alle porte, il film finirà con la fuga dei due protagonisti dentro un paesaggio naturale a sua volta immerso in tanta luce calda, una sorta di spiraglio per la sopravvivenza anche se in un altro mondo.

 

Blade Runner 2049 diretto da Denis Villeneuve ha nelle prime inquadrature altre luci ed altri paesaggi.

blade runner 2049

Il film inizia con il viaggio di uno spinner, una macchina volante che sorvola campi immensi di captatori solari disposti a raggiera, immensi cerchi che ricordano gli enormi segni di coltivazione determinati dai raggi di irrigazione che disegnano le zone aride del nostro pianeta.

Il viaggio continua con l’immagine aerea di un paesaggio che simula quello che si vede da un aereo, ossia quello di un patchwork agricolo. Se aguzziamo la vista vediamo però che le linee di demarcazione tra un campo l’altro, quelle linee che comunemente sono riempite da fasce boscate, siepi o canali, altro non sono che profonde incisioni, fenditure, vuoti, ma non del terreno, ma del vuoto creato tra gli alti edifici, volumi che accolgono le coltivazioni, le famose farm verticali, fattorie computerizzate che oggi coltivano la verdura senza l’apporto del terreno. Distese di farm artificiali in un mondo avvolto da una nebbia persistente e chiara.

Un grande muro artificiale poi, divide il mare dalle terre abitate.

La macchina volante finalmente arriva a destinazione e si ferma in uno spazio polveroso davanti ad una casa con accanto un albero purtroppo senza vita, uno scheletro inquietante.

blade runner 2049

Questa scena è in realtà un fotogramma che Ridley Scott aveva già ideato per il suo Blade Runner: una tipica immagine da paesaggio americano del Far West, una casupola, un albero e uno spiazzo polveroso, una porta cigolante, un cane che abbaia e una pentola sul fuoco sul quale forse bolle uno stufato di manzo per la cena.

blade runner 2049

L’albero morto di questa scena è un monito, l’unico segno vitale di un passato non troppo lontano, un elemento qui dal forte valore evocativo e materiale in quanto il legno, in questo mondo, è diventato un elemento prezioso, e raro e quindi di valore inestimabile.

Sono passati trent’anni dal primo film e le cose per i nostri paesaggi e per la natura terrestre sono cambiate in maniera precipitosa, e il film le registra accentuando, esasperando purtroppo le nostre dinamiche contemporanee in un futuro senza ritorno: la siccità avanza e i terreni sono sempre più aridi, le temperature si sono mediamente innalzate in tutto il globo, mangiamo sempre di più cibo condito con insetticidi e antibiotici, la globalizzazione porta a mescolare continuamente le culture in una sorta di enorme calderone di vita nel quale non si esaltano e mettono in evidenza le differenze, ma si appiattiscono i saperi in uno strato di luoghi comuni nel quale tutto ciò che è diverso, o scompare, o diventa un pericolo per noi.

La città di Blade Runner 2049 continua ad essere quell’ammasso di imponenti architetture un po’ Las Vegas, un po’ New York,  un ammasso di incrostazioni del primo Novencento, sempre avvolte da pioggia o ghiaccio e dove le strade sono affollate da giganti ballerine in tutù che sulle punte danzano in mezzo alla folla, enormi ologrammi che ondeggiano nel caos.

blade runner 2049

 

La realtà virtuale è dentro il mondo, tra replicanti di nuova generazione, i Nexus 9, e gli ologrammi “da compagnia” che cambiano il vestito secondo l’umore del proprietario, e si vive un presente sempre in bilico tra reale e virtuale, privilegiando quest’ultimo per gli attimi sereni della giornata, quelli dove si hanno piccole felicità e dove far riaffiorare i sentimenti.

Anche il cibo, che ha perso la sua forma originaria, è un ologramma a comando e arriva nel piatto assumendo la forma della pietanza desiderata dal protagonista. Peccato invece che mangerà un cibo sintetico dal colore e forma e sapore improbabile.

blade runner 2049

Il paesaggio, quello al di fuori della città, è invece avvolto da una luce dai toni che vanno dall’arancio al giallo fino al rosso, una forma di spaesamento cromatico ideato dalla bellissima fotografia di Roger Deakins.

Poche settimane fa in Portogallo c’è stato un immenso incendio che ha distrutto centinaia di ettari di boschi e il fumo dell’incendio a causa di un tifone, che nel frattempo si è avvicinato dall’Atlantico alle coste portoghesi, ha portato una coltre arancione ad avvolgere i cieli di Londra. Quel cielo arancione che abbiamo tutti visto nei servizi della BBC, o nelle foto su facebook degli amici che vivono a Londra, non è poi così lontano dal presente di questo Blade Runner. Il futuro di questa narrazione è ormai nel nostro drammatico presente.

blade runner 2049

Da questo colore ocra intenso si entra poi dentro una bolla nella quale una foresta avvolge con suoni e battiti di ali di farfalle colei che forse salverà ciò che rimane del mondo, un paesaggio immaginario che rimane solo nella memoria e che viene riprodotto e amplificato nell’aria da proiezioni dentro piccoli spazi chiusi e nascosti al mondo esterno.

I rifiuti, le discariche sono poi un altro mondo a parte, un paesaggio esteso. Quelli che oggi sono i nostri timori dello scarto, del relitto, del rifiuto e del rifiutato qui si materializzano in un territorio ricoperto di immondizia di tutti i generi, materiali decomposti e amorfi che modellano una topografia artificiale che a sua volta sostituisce qualsiasi traccia del terreno originario.

blade runner 2049

Il “duello finale”, quello risolutivo della storia, si svolgerà poi accanto alla grande muraglia, proprio in quella striscia di spazio dove l’acqua arriva a lambire il margine, il confine tra le cose, un territorio mobile nel quale lo scontro fisico diventa feroce e la lotta, quella primordiale, dove chi perde muore, l’unica possibilità per avvicinarsi alla salvezza.

blade runner 2049

In questi paesaggi di vuoti, colori e azioni mi è mancata la musica di Vangelis, anche se a tratti evocata, quel paesaggio sonoro che aumentava il senso di appartenenza a quel futuro oggi quasi poco distante da noi.


fonte delle immagini: web

5 Comments

  • Monica Sgandurra
    4 anni ago

    grazie

  • esp8266
    4 anni ago

    Assolutamente incantato. La più bella visione del più bel film di sempre. Grazie Architetto.

  • Monica Sgandurra
    7 anni ago

    grazie Beatrice 🙂 e grazie Alessandro!

  • Beatrice
    7 anni ago

    Bellissimo Monica ! Uno dei tuoi più belli ! Grazie

  • 7 anni ago

    bell articolo !!!

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