tortine di carote con glassa all’arancia e la pittura in cucina

Quella che i primi caravaggeschi chiamavano «la pittura del naturale» nasce tra la seconda metà del XVI secolo ed i primi decenni del XVII; le successive definizioni di «pittura di vita silenziosa o immobile», «pittura di cose inanimate», «pittura di soggetti da ferma», rivelano chiaramente l’intenzione di affermare la presenza più o meno evidente di una vita interiore alle cose, costruita o più spesso semplicemente rivelata dallo stesso pittore, che così attesta e consolida il proprio ruolo di creatore non soltanto di forme ma anche di contenuti.

la pittura in cucina

In questo modo Luca Mariani, Agata Parisella e Giovanna Trapani danno l’incipit a un piccolo libro La Pittura in cucina. Pittori e chef a confronto, edito da Sellerio, ormai qualche anno fa, nel quale i tre autori, uno storico dell’arte, una chef e una giornalista di gastronomia, mettono a confronto i loro saperi partendo dall’analisi di dipinti italiani e fiamminghi di nature morte.

Una sorta di esperienza a 360 gradi nella quale davanti a un quadro si racconta l’autore, la composizione del quadro, gli ingredienti, quelli pittorici, di forma, geometria, rapporto, colore, tonalità, e quelli culinari, gli alimenti e le pietanze che compongono il soggetto. Un lavoro quasi di schedatura ragionata che rimanda però a una lettura più approfondita della semplice schedatura, del mettere in ordine notizie ed elementi. E così per la Tavola imbandita, libro e dolciumi di Pier Francesco Cittadini, detto il Milanese (1613-1681) sono inizialmente elencati gli elementi protagonisti del quadro, un vasetto di marmellata, dei biscotti, degli amaretti e un limpido bicchiere di liquore e poi, nel testo è descritto il quadro nelle sue armonie e profondità di campo e di senso.

la pittura in cucina

La descrizione dell’opera parte dall’atmosfera, un momento di intimità serale (si vede in alto la luce della luna) di due persone rappresentate sullo sfondo in atteggiamento affettuoso, come lo descrive il critico d’arte, per poi spostare il racconto nel rapporto tra il primo piano e lo sfondo dove il piano intermedio è un libro sul quale è appoggiato un vassoio d’argento, mentre in primo piano è un piatto metallico poggiato su un morbido tovagliolo bianco che accoglie i biscotti dalla forma artistica e dei piccoli amaretti posizionati proprio nel centro della rappresentazione. Questa sequenza è ulteriormente arricchita dalla golosità della confettura del vasetto trasparente collocato in alto e dall’azione della tovaglia di un rosso deciso, colore che che lega le sequenze e porta i dolci ancora più in primo piano, quasi in posizione di offerta.

Al gusto cromatico dell’opera si aggiunge anche quella della golosità e così la piccola descrizione del critico d’arte si arricchisce nel piccolo libro con una ricetta, questa volta vera, di una coppa di crema con amaretti e meringhette all’anice, opera, questa volta contemporanea, della chef Agata Parisella.

Chiude il libro un capitolo sulle notizie dei pittori, piccoli appunti che raccontano le peculiarità dell’artista e il loro ruolo nella comunità artistica dell’epoca. Un libro delizioso in tutti i sensi, un piccolo e facile approccio al genere delle nature morte condotto però con singolare e appassionata sensibilità multidisciplinare. 

Spinta come sempre dalla possibilità di imparare, e quando si può ancora imparare si è vivi, curiosi, rivolti al futuro in modo positivo, ho iniziato i miei esperimenti fotografici tra set, luci, composizioni dei miei soggetti che volevo far lavorare con tempi lunghi e aperture diaframma ampie e con una decisa sottoesposizione, nell’intento di catturare poca , ma drammatica luce.

Ho iniziato con queste piccole tortine alla carota ricoperte da una semplice glassa all’arancia, le quali per colore e forma mi sembravano perfette per i miei goffi esperimenti. 

tortine di carote

 

tortine di carote

ricetta di tortine di carota con glassa all’arancia

ingredienti

  • 250 grammi di carote
  • 200 grammi di farina 00
  • due uova
  • 50 grammi di amido di riso
  • 180 grammi di zucchero semolato
  • 120 ml di olio di semi di girasole
  • 70 grammi di farina di mandorle
  • una bacca di vaniglia
  • una bustina di lievito
  • un pizzico di sale
  • 150 grammi di zucchero a velo
  • il succo di una arancia filtrato

tortine di carote

 

procedimento

  • sbucciare le carote e grattugiarle (io ho usato un mix)
  • montare le uova con lo zucchero
  • setacciare la farina con il lievito
  • al composto di uova e zucchero aggiungere l’olio di semi a fili e poi la farina con il lievito, le mandorle, il sale e infine le carote con delicatezza (ho usato una spatola per questo ultimo ingrediente)
  • preriscaldare il forno a 170°C
  • prendere delle piccole formine imburrate e infarinate (io ho usato delle formine di ceramica che non necessitano del burro) e riempire a circa tre quarti
  • infornare e cuocere per circa 15 minuti o fino alla prova stecchino che deve uscire pulito dal dolce
  • sfornare e lasciare raffreddare le tortine su una gratella
  • nel frattempo fare la grassa prendendo lo zucchero a velo e diluendo con il succo dell’arancia filtrato un po’ per volta, quando arriviamo ad ottenere un composto liquido ma non eccessivamente
  • una volta raffreddate le tortine colare la glassa all’arancia

 

 

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